La poubelle agréée

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(di Roberto Masi)

riciclo
Logo disegnato da Gary Anderson nel 1971

Ho ripreso di proposito il titolo di questo articolo da un divertentissimo racconto di Italo Calvino in cui lo scrittore, all’epoca eremita a Parigi, descrive con ironia il suo unico momento di gloria all’interno del nucleo familiare, ovvero l’atto di portar fuori la spazzatura.

Questa quotidiana rappresentazione della discesa sottoterra, questo funerale domestico e municipale della spazzatura, è inteso in primo luogo ad allontanare il funerale della persona, a rimandarlo sia pur di poco, a confermarmi che ancora per un giorno sono stato produttore di scorie e non scoria io stesso”.

Di recente, infatti, ho affrontato una vera e propria rivoluzione “ecologica” riguardante il metodo di smaltimento dei rifiuti domestici, col passaggio (obbligato) dal cassonetto collettivo al servizio “Porta a Porta”. Una sorta di condanna definitiva al senso civico troppo spesso tradito dalle evidenze urbane dove, nei pressi delle postazioni di raccolta, è possibile ammirare ogni genere di rifiuto senza alcun rispetto per le direttive. Dubito che lo scopo di tale rivoluzione sia rendere efficace ciò in cui il buonsenso ha fallito, sarei più propenso a credere che si tratti di un espediente utilizzato dalle aziende di gestione per giustificare i propri costi, sebbene sia dimostrato che riducendo la quota della cosiddetta Indifferenziata, si abbattano notevolmente le spese di gestione. Comunque, ci tengo chiarire che non si tratta di un pezzo di protesta bensì della cronaca puntuale di un cambiamento, ahimè sottovalutato, che nel mio caso ha segnato l’inizio di una nuova era casalinga.

materiali riciclo

Fin da subito ha prevalso il senso di smarrimento, ogni modifica alla routine destabilizza anche gli animi più aperti alle novità, figuriamoci un tipo abitudinario come  me. In seguito, giacché il preavviso è stato di circa dieci giorni, ho trascorso questo lasso di tempo a documentarmi sul giusto metodo di suddivisione degli scarti. Ma più mi sono addentrato in questa realtà, più mi sono reso conto quanto le mie convinzioni in fatto di riciclaggio fossero superficiali. Tuttavia, passare da una differenziata di comodo a togliere il velo trasparente delle finestre sulle bollette, beh, ha tanto il sapore di una nemesi di contrappasso, e francamente lo trovo eccessivo.

A tal proposito la mia deformazione ha toccato livelli preoccupanti in questi giorni. Sono stato travolto da un’ansia d’attesa tale che la mia attenzione, nel quotidiano pellegrinaggio per le vie cittadine, si è fermata più volte davanti alle abitazioni per verificare la presenza d’immondizia accatastata, o sulle postazioni ecologiche dove un eccesso di sacchi e oggetti di vario genere m’induceva a immaginare che dopo una cena tra amici, impossibilitati a gestire legalmente la quantità di rifiuti prodotta, ignoti cittadini (ma neppure troppo) si fossero rassegnati ad abbandonare le proprie scorie in uno dei pochi centri di raccolta rimasti.

I rari luoghi in cui ancora persistono i cassonetti sono percepiti ormai come templi di spazzatura. Luoghi da ammirare con aria sognante, capaci di riportare la memoria a quando il mondo era meno civilizzato eppure più rispettoso della libertà soggettiva. Scegliere di fregarsene è certamente biasimevole ma obbligare al rispetto non lo è forse altrettanto? Talvolta mi sento proprio come Marcovaldo: libero di sbagliare nella mia onestà, anche se lui in questa storia avrebbe inventato chissà quale metodo per trarne un beneficio economico destinato al fallimento, come improvvisarsi distaccatore della pellicola trasparente dalla carta delle baguette a 5 centesimi al pezzo, o separatore apicale del tappo in plastica dal corpo in tetrapak della confezione del latte per 10 euro al kg. Un mondo nuovo fatto di etichette, illustrazioni e finanche istruzioni sul giusto metodo di scomporre una confezione. Perfino il mio modo di fare la spesa è cambiato senza consapevolezza; le scelte stanno migrando verso prodotti di più facile gestione, privi di ambiguità e caratterizzati, se possibile, da elementi riciclabili in unica soluzione. La tendenza nel mio caso è catastrofica. Sono maggiormente orientato verso contenitori di plastica e la quota di questo materiale sta aumentando vertiginosamente per la sua facilità di smaltimento rispetto ai compositi. Così anche le scelte alimentari sono in qualche modo condizionate, o meglio ancora vincolate da un regolamento rigido in cui lo spauracchio di una segnalazione paventata dall’addetto al momento dell’informativa, che poi non ci è dato sapere quale sia la pena da scontare e quante le possibilità di errore, conduce il subconscio a scelte di comodo.

Il regolamento di questo Comune parla chiaro: tre giorni a settimana l’Umido,  un giorno la Plastica e la latta, un giorno la Carta, un giorno l’Indifferenziata (che in alcune legislature ho scoperto chiamarsi Secco), il Vetro nella campana dedicata che permane nella postazione, le pile e i medicinali scaduti alla Stazione Ecologica più vicina, oppure il mercoledì mattina al mercato rionale dove un addetto dell’azienda di gestione munito di furgone svolge il servizio di raccolta molto in voga, pare, tra i pensionati locali che pur di servirsene per scambiare due chiacchiere, vanno alla ricerca nei meandri delle proprie abitazioni di vecchie pile esauste e medicinali da smaltire con moderazione perché durino il più a lungo possibile. Il tutto, sia chiaro, senza possibilità di errore: macchiarsi del delitto di terrorista ecologico non piace a nessuno.

raccolta-differenziata

Son finiti dunque i bei tempi in cui il rispetto per l’ambiente era motivo di fierezza. Ricordò già come un fatto remoto l’orgoglio verso me stesso quando carico di una raccolta consapevole mi recavo ai cassonetti nel momento della giornata a Me più congeniale, indulgente verso qualche peccatuccio dettato dalla fretta o dalla pigrizia… Adesso ho perfino il terrore di sbagliare, o l’angoscia di dover sostituire il vecchio manico dello spazzolone per non dovermi recare alla stazione ecologica (più vicina), ed esser scambiato per uno scellerato munito di bastone finendo per ricevere due sberle dall’addetto in un eccesso di difesa personale.

La mi piccola casa, con tre piccole stanze, un piccolo terrazzino e un piccolo annesso che utilizzo come piccola lavanderia, sono adesso scenario per una caterva di grandi bidoni per la raccolta differenziata Porta a Porta. In questa bolgia contenitiva l’errore è alle porte, come quando per sbaglio ho gettato le bucce di un mandarino nel contenitore dell’Indifferenziata e per poco non mi sono amputato una mano con un rasoio nel tentativo di recuperarle. Ma questa è la realtà a cui dovrò abituarmi, l’unica accettabile, la sola concessaci e come per molte altre cose di questo mondo evoluto verso una sana e consapevole dominazione del libero arbitrio, non posso far altro che adeguarmi a questa grande conquista civile che strizza l’occhio al mio essere stato fino ad oggi un miserabile… Ed ora scusatemi perché devo soffiarmi il naso; che poi dove andrà gettato il fazzoletto moccicoso? Forse nell’umido? Magari nella carta? Nel dubbio lo butto nel cesso!

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