Il Nulla esiste solo negandolo… o no?

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(di Roberto Masi)

A causa del momento di bassa ispirazione ho deciso di scrivere un articolo che parli del Nulla, un concetto da me percepito in modo diverso dal Niente, difatti, quest’ultimo rappresenta l’assenza di qualcosa, perlopiù momentanea, facilmente colmabile attraverso la volontà. Il Nulla invece è una mancanza priva di rimedio: non è un contenitore vuoto, né un colore, né una condizione temporanea, bensì la non esistenza.

Paradossalmente, parlarne ne ammette l’esistenza, pertanto, il concetto di Nulla decade come se l’osservatore fosse in grado di modificare il risultato della percezione stessa. Tale concetto, in apparenza frutto di una perversione mentale, è in realtà un pilastro della Meccanica Quantistica che stabilisce con dimostrazioni pertinenti, quanto la nostra osservazione o misurazione di un evento, ne provochi il collasso. Sebbene questo assioma possa risultare di difficile comprensione, è descritto molto bene nel famoso Paradosso del gatto di Schrödinger in cui viene dimostrato come la discriminante sia proprio la coscienza dell’essere umano. Allora, se il mio intento è parlare del Nulla, in qualche modo lo sto “misurando” quindi decade il concetto stesso che la mia mente sta formulando.

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rappresentazione dell’esperimento mentale di Schrödinger

Stabilito che non posso parlarne senza impedire il decadimento del suo stato, sarei portato a immaginare il Nulla come qualcosa non soltanto inconcepibile, ma anche di non pensabile, tuttavia non posso parlarne, altrimenti smetterà di esistere in quanto tale. Ma se ci penso ed esso smette di esistere, questa non esistenza cos’è? È qualcosa che si deteriora anch’essa in una rovina perpetua che s’interrompe soltanto nel momento in cui la mia mente smette di pensarci.

In tal caso lo scenario è spaventoso: il Nulla esiste solo in assenza di noi, ed è la nostra assenza che lo giustifica come un fatto soggettivo e non universale. Può esistere per chi non ci sta pensando ma non per me che ne sto parlando, così voi che mi leggete adesso lo rendete improbabile nell’osservazione, mentre esiste in me che sto pensando ad altro poiché scrittura e lettura non sono un atto simultaneo.

Non intendo scomodare il concetto di Orizzonte degli Eventi, in fondo questo è un puro esercizio mentale che viene in soccorso alla mia pochezza creativa. Va da sé che il Nulla è privo di tutto e perfino del tempo. Non ha massa, nessuna legge, nessuna prerogativa e infine, il nulla non si può definire. Dunque l’assenza di definizione è un requisito fondamentale che porta all’accettazione del fatto che l’unica cosa ad essere identificata è la proprietà indefinibile del Nulla stesso. Ma se così fosse, non sarebbe essa stessa una caratteristica del Nulla che non ha attributi?

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Jean-Paul Sartre

In effetti non sarebbe poi così strano il fatto che il Nulla possa esistere solo in assenza di noi. A livello antropico solo io percepisco le cose e la mia assenza definisce la mancanza di tutto. La vita esiste solo per me che l’osservo e si verifica nel momento stesso in cui ciò avviene. Lo stesso Sartre lo dice chiaramente nel suo celeberrimo l’Essere e il nulla: gli enti “si manifestano” a me che “li intenziono”. In effetti il non avere ricordi di prima della nostra nascita va inteso come la non esistenza di alcunché e il percepirlo, nonostante decada nell’osservazione che gli dà consistenza, è la cosa più prossima alla sua definizione. Esso non ha variabili, non ha una grafica, è irrappresentabile perfino su un foglio bianco che a fronte di un candore mantenuto tale, è esso stesso una cosa fisica e pertanto lontano dalla negazione stessa del concetto.

Pertanto, se interpreto il Nulla come la non esistenza di qualcosa, sto teorizzando una negazione in termini poiché il “qualcosa” è di per sé un riferimento e come tale, a prescindere dalla sua presenza o meno, esiste. Oltretutto il fatto stesso di non esistere ne implica la sussistenza poiché il disconoscimento lo caratterizza. A conti fatti, il mio tentativo di scriverne per ovviare alla mancanza di creatività è da intendersi come un fallimento. L’unico modo per raggiungere lo scopo è mettere fine a questo inutile articolo in modo che la cosa successiva sarà quella che in maggior misura farà fede al mio stesso pensiero, tuttavia, dicendolo lo nego e ne teorizzo l’esistenza, ma come ho detto non si può dire che il Nulla non esiste perché facendolo nego la sua stessa esistenza confermando che esiste in quanto il suo non esistere lo fa esistere… Mi sembra chiaro.

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