Ti regalo il cielo

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(di Roberto Masi)

Recensire qualcuno che si conosce, non è una cosa facile. Troppi fattori, infatti, possono inquinare il nostro metro di valutazione: amicizia, cortesia, affetto, impossibilità a mantenere il giusto distacco… tutta una serie di variabili in grado d’innescare il meccanismo di autodifesa, che tenta di preservarci dall’essere giudicati a nostra volta. Di per sé basterebbe questo per garantire una lode nei confronti di chi invece offre al pubblico la propria opera, tuttavia, parlare di un libro non rientra negli obblighi pertanto, mi sollazzo della facoltà di farlo a mio piacimento. Ammetto che nel caso di uno sconosciuto tutto risulta più semplice, stimolante perfino qualora l’opinione che si ha di lui fosse negativa, ma quando l’opera in questione è stata scritta da una mente amica, l’istinto a non esprimersi tende a prendere il sopravvento.

Stavolta scelgo di farlo perché mi viene facile. Nella fattispecie si tratta del romanzo d’esordio di Giulia Arnetoli, una mia carissima amica che, come ha detto lei stessa, sebbene non ci vediamo per anni la stima reciproca resta immutata e ogni nostro incontro ha lo stesso sapore di una frequentazione priva di salti temporali. Ti regalo il cielo narra la storia di Sole, una giovane ragazza all’ultimo anno di liceo la cui vita è stata fortemente segnata dalla morte della sorella, Marta. La mia intenzione però, in questo caso almeno, non è parlare dell’opera in sé che ho molto apprezzato, ma del fatto che Giulia è riuscita, con la sua scrittura essenziale, ad allontanare la mia percezione della sua persona tra le righe del romanzo.

Edward St. Aubyn, autore de I Melrose, sostiene che per essere credibili sia necessario scrivere di se stessi, seppur in terza persona. Ammetto di aver condiviso questa sua affermazione, così come sono stato rapito da Karl Ove Knausgard che nel suo La mia lotta, pubblicato in più volumi, racconta la propria esistenza, banale se vogliamo, elevandosi attraverso il rischio (divenuto poi concreto) di non incontrare l’approvazione dei protagonisti raffigurati nella loro “ordinarietà”. Ma questo non è il limite della letteratura, e certo non il mio. Quello che intendo dire è che spesso, quando si legge qualcosa di un conoscente, la nostra mente dà per scontato che si stia affrontando un’esperienza vissuta in prima persona, col rischio di cercare tra le righe del testo, la narrazione offuscata di eventi che lo riguardano personalmente. Per Giulia Arnetoli, nonostante sia evidente la sua esperienza diretta, questa non turba la finzione ma la completa.

Allora mi apro alla sua scrittura, dolce e forte, molto femminile come le ho detto di persona e che risente, com’è giusto che sia, delle proprie vicende che sono però il mezzo attraverso cui… e non la cronaca. La scrittura di qualcuno che si conosce ce lo rivela, questo è innegabile. Bisogna andarci cauti perché la nostra percezione nei suoi confronti potrebbe esserne alterata; dunque, ci vuole coscienza di quello che si sta per fare, ed è fondamentale evitare di focalizzarsi sul periodo, ma lasciare che la narrazione fluisca, com’è nell’intento dell’autore, svincolata da ogni legame affettivo. In questo la scrittura di Giulia mi ha aiutato: non nego di essermi soffermato più volte all’inizio di questa lettura per cercare chissà cosa, poi però, finalmente, ho abbandonato lei per accettare Sole, Marta, Leonardo e tutti i personaggi che hanno preso vita dentro di me per raccontarmi la loro storia, lontani dal nostro passato, dalla nostra amicizia ma soprattutto, dal nostro personale racconto.

Immagine giulia
Ti regalo il cielo – Augh Edizioni

Ti regalo il cielo è un romanzo dalla trama inattesa. Affronta una sofferenza che l’autrice descrive con naturalezza dimostrando di conoscerla, ma allo stesso tempo è permeato da un alone di fiducia che, fin dalle prime pagine, scaturisce dalla giovinezza della protagonista cui non è negato il diritto alla speranza, neppure quando la narrazione s’insinua nella tragedia familiare attraverso il destino nefasto della sorella. È un racconto che parla di un tempo tormentato della vita di ognuno, in cui la sofferenza è soltanto una parte di questa verità, un tramite che prescinde dalla natura umana, dal tormento giovanile, dalla difficoltà di trovare il proprio posto che Giulia Arnetoli rappresenta, in un modo che mi ha stupito grazie alla spontaneità delle proprie parole, nonostante quel tempo sia per me (e per lei), ormai lontano.

Sebbene io lo riconosca, riportarlo vivo mi risulta impossibile. Lo ricordo, ma in me si è come miscelato nel decorso degli anni con la crescita e gli esiti di tutte le esperienze che si sono susseguite conducendomi dove sono adesso. Quando provo a parlarne nei miei scritti, il risultato è ogni volta inquinato dal divario che si è venuto a creare tra ciò che ero e ciò che sono, e per quanto m’impegni alla fedeltà di una cronaca “antica”, come avrebbe detto Marta alla protagonista di questa storia, il traguardo mi è precluso dalla voracità del presente. Consapevole quindi che la mia scrittura si avvicina in modo più naturale a quella di St. Aubyn, dove il passato diviene la cronaca che si affida alla percezione del lettore per emergere nella sua intenzione, io riconosco alla mia amica Giulia il dono, inatteso anche per me, di trasmetterla con disinvoltura, e per questo la accolgo come scrittrice.

20000librisottogliocchi.it (visita il blog di Giulia Arnetoli)

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