L’ombra più scura ti raggiunge la notte

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L’ombra più scura ti raggiunge la notte.

Penetra.

Alimenta la paura; soffia sul cuore lacerando il coraggio di contorni definiti dall’approssimarsi del tempo.

Tutto rallenta.

Un flebile bagliore accade senza confini certi e l’ombra s’insinua, esiste in te proiettata sul pensiero che s’allaga di dolore. Si sposta illuminata dai pensieri; feroce assilla l’idea di un ritorno alla normalità, percuote il cotone lucente nell’attesa che il sonno la disperda nel silenzio.

Eppure, è tardi oramai.

Smarrito il controllo sulla volontà, essa dirige i sogni che riconosci sporchi di dolore; s’affolla nel petto, scuote e percuote, diviene l’assillo.

Resta.

Tenti di scacciarla, sposti l’idea attraverso la rievocazione di giorni felici ma lei, l’ombra più scura, è in te, definisce il controllo e implacabile: vince.

Il cuore l’asseconda, nel petto che scintilla di emozioni incontrollabili, oltre il potere all’estinzione che l’alimenta nella sconfitta e la nutre e la vizia di quest’oscurità interiore, che il lieve baluginare della vita, smuove.

Parli a te stesso; cerchi di convincerti che è soltanto un’idea priva di fondamento, che tu esisti e in quanto tale potrai illuminare il buio ma l’ombra più scura è un retaggio antico, l’eredità di vite passate, convenzioni, pregiudizi dall’umana genesi in significati oscuri che bramano adesso la propria identità.

Essa è te e se stessa.

Un parassita che vive in simbiosi animandosi di notte.

Rapace, si nutre del sangue e del cuore.

Sporca l’amore, divora la coscienza, permea l’intenzione.

L’ombra più scura ti raggiunge la notte; priva del sonno e sottrae il desiderio. Costringe e condiziona volgendo al finir delle intenzioni, che malinconiche si fanno nello scontro.

L’umanità si disperde per darle vita.

Si espande nel pensiero e tutto riveste di una coltre opaca che sfuma in dolore… Perfino il giorno si allontana: quello passato e quello futuro, divengono miraggi liquidi, Fata Morgana all’orizzonte di un oscillante baluginare, denso di presagi.

Il cuore accelera, il respiro si accorcia, il tempo rallenta, la vita si spegne nella rassegnazione di una sconfitta imminente.

Tenti di reagire, la lotta si dimostra e in questa resistenza, l’oscurità dilaga nei sensi allertati.

A niente vale il riscatto, tutto svanisce dimenticato dall’attimo di dolore che un fiato di belva e carogna, definisce l’adesso totale, il momento impenetrabile che rende il dolore efficace e cancella il ricordo del passato.

L’ombra più scura ti raggiunge la notte, volteggia nella pancia, si sposta, spezza l’emozione indefinita che induce il corpo alla risposta vanificando l’educazione.

Sei allertato, cerchi attorno a te la speranza nelle cose che ti circondano, nel pregiudizio ereditato che annega ogni volontà, rendendo umano questo istinto alla paura che ti distingue nell’opporti alla conservazione, giacché lo spirito è corrotto da una violenza che inibisce ogni istinto.

L’ombra più scura ti raggiunge la notte.

Vince.

Vince sempre ed è là che annidandosi nei gangli del quotidiano gesto, decide per te tra l’essere e il non essere che suddito ti rende, della tua umanità corrotta.

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