Essere chi?

(di Roberto Masi)

Quando, pochi giorni fa, mi sono iscritto a LinkedIn, credevo ancora che si trattasse di un social network dedicato unicamente allo scambio d’informazioni personali in ambito lavorativo. Tuttavia, si sono aperti fin da subito scenari inattesi, e graditi, poiché ho scoperto che non si limita solo a questo ma è un vero e proprio spazio di condivisione in cui ho trovato molti articoli e persone (soprattutto queste), in grado di catturare la mia curiosità.

Preso dunque dalla frenesia di “connettermi”, sono rimasto preda delle logiche algoritmiche della piattaforma al punto che, con poco più di 70 contatti, le informazioni si stanno perdendo in continui aggiornamenti e ripresentazioni di cose già lette, dandomi la sensazione di aver perso, ancora una volta, il controllo della situazione.

A ogni modo mi sono ripromesso di discriminare il più possibile per concentrarmi soltanto su ciò che davvero m’interessa, ma qui sorge un altro dilemma, e riguarda le presentazioni che i vari candidati offrono di sé. A tal proposito mi ha fatto riflettere un’osservazione di Emanuela Goldoni che mette in guardia, a ragion veduta, dall’eccedere di ottimismo nel presentarsi poiché le competenze sono cosa seria e l’onestà lo è ancor di più, sebbene il paravento digitale induca ognuno di noi a commettere qualche peccatuccio… Nel mio caso, in questa selva di Social media Specialist, Comunications Manager, Chief Marketing, etc, etc… che già di per sé mi spaventano nella loro accezione distante dal mio essere un Impiegato Tecnico (Geometra per la precisione) piuttosto che Tecnical Employee – Quantity Surveior, soffro per l’appellativo autoinfertomi di Webwriter come se avessi commesso chissà quale crimine.

In effetti, quando ho scritto la mia presentazione l’intento era quello di indurre i miei seguaci, o followers qual dir si voglia, a leggere gli articoli del mio blog, ma più mi inoltro in questo ambiente, più sento di dover fare attenzione a come ci si pone per non dare adito a una selva di detrattori morali di sentirsi in diritto/dovere di correggermi.

Pertanto, immagino che per onestà intellettuale avrei dovuto scrivere “Geometra Scribacchino”, ma almeno per ciò che concerne la scrittura ho scelto di immedesimarmi nella parte, a costo di giocarmi eventuali attenzioni per quello che sarebbe il mio vero lavoro…

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