Sul Principio d’Itineranza Generazionale e della Migrazione Nostalgica 

(di Roberto Masi)

Recentemente mi sono imbattuto nella storia controversa di Egomnia, la startup ideata da un giovane ambizioso definito senza troppi riguardi lo Zuckerberg italiano. Tralasciando ogni interesse per la vicenda che ho scoperto avere un seguito discordante, la mia attenzione si è focalizzata su alcune caratteristiche che identificano il suo creatore all’interno di una categoria denominata Millennials. Chi sono dunque, mi sono chiesto, questi individui così vicini al mio tempo e pur tuttavia distanti al punto che un orizzonte degli eventi ci separa?

Millennials, o generazione Y come talvolta vengono identificati, sono una generazione di giovani nati in un periodo di tempo stimato tra gli inizi del 1980 e la fine del 2000, distintisi dalle precedenti per una spiccata attitudine all’utilizzo dei sistemi informatici come mezzo di affrancamento. In questo il web ha determinato una vera e propria rivoluzione che ha permesso a molti individui, altrimenti destinati all’anonimato, di divenire l’esempio di riferimento se non addirittura l’ago della bilancia di un’economia altalenante. Nel mio caso l’interesse è amplificato dal fatto che pochi anni mi separano da quel confine demografico stabilito come inizio di una svolta epocale ma, per quanto esigua sia tale distanza, sento comunque una distinzione che fa di me una sfumatura più complessa di quel generico “inizio 1980 e fine 2000”: un attimo prima del cambiamento dove la scia del passato mi trattiene, mentre lo slancio verso il futuro respinge generando uno stiramento che si ripercuote nella percezione stessa dello stato di sussistenza. In questo smarrimento generazionale mi viene in soccorso il concetto del presente esteso, ovvero la “lentezza” dell’essere umano nel percepire un cambiamento, in questo caso epocale, che fa sì che il presente, inteso come adesso e qui, non abbia senso concepito in un dato punto ma in una nube d’indeterminazione entro la quale trova chiarimento la conoscenza nello spazio di un tutt’uno. (Mi perdoneranno i fisici per la brutale approssimazione di un concetto assai più complesso… (Fig. 1).

nube di indeterminazione

Se prendo a modello me stesso (nato nel 1975), l’età anagrafica mi colloca per definizione in quella che invece viene comunemente definita Generazione X, ma in un lasso temporale di essa che ne è tanto lontano quanto invece è prossimo alla sua successiva di cui ho appena parlato. È in questo alone nebuloso, infatti, ch’io mi trovo e percepisco la mia esistenza, nella sfumatura cioè di una transizione in dissolvenza tra un prima e un dopo, e comunque non nel qui e adesso.

Come i vettori di un piano cartesiano che da una medesima origine si allontanano all’infinto lungo gli assi delle ascisse e delle ordinate, le generazioni sembrano destinate all’allontanamento, mentre la coesistenza di questa sovrapposizione potrebbe rappresentare una raffinatezza socio-culturale rivolta all’assunzione, in ottica soggettiva, delle caratteristiche di entrambi. Va da sé che coloro i quali appartengono in senso anagrafico a questa sfumatura, che per facilitarne la comprensione chiameremo gli Estesi, sentono di possedere caratteristiche tipiche di entrambe le categorie, rivendicandole perfino, come un diritto all’esistenza fuori da una definizione universalmente accettata. Dunque si potrebbero identificare, sempre partendo dai dettami grafici di Cartesio, come Generazione Z, una flangia distaccata da tutto il resto ma integrata in esso nella sua ibrida purezza, in una complessa combinazione di fattori che prevedono l’essere influenzata dal passato, in grado di influenzare il futuro (oggi passato), e a sua volta di venirne influenzata nel presente esteso. Una combinazione di non facile comprensione, inconscia nell’individuo, ma chiara nella sua complessità dichiarata che potremmo rappresentare perfino graficamente (fig. 2) e che ci aiuterà a formulare l’ipotesi di una migrazione complessiva della coscienza. Dallo studio si evince che l’aspetto generazionale ha un’influenzabilità definita dal pulviscolo della sfumatura: vago nel suo inizio e nella sua fine ma compreso in esso, mentre il Me, per il Principio d’Itineranza qui sotto rappresentato, è sempre influenzato da eventi passati e mai da un probabile futuro: ciò che stabilisce la personalità crescente sembra limitato al noto dei trascorsi storici e non dalle previsioni ipotetiche, sebbene l’individuo faccia di tutto per convincersi del contrario.

principio 2

Potremmo dunque supporre che, accettato il principio d’Itineranza, l’unico aspetto dell’essere proiettato verso il domani sia la nebulosa della loro “Estensione”, inteso come la traslazione vettoriale della nube generazionale: Z in questo caso, in un continuo d’influenze che si alternano nel corso dei secoli trascinandosi in essi, e delle quali non si riesce a concepire un inizio e una fine ma addirittura, nella loro dimensione quantica, illimitati. (fig. 3)

FIG 3

fig 4

Se ipotizziamo, tuttavia, una sequenza inarrestabile di salti temporali in cui la nebulosa di sovrapposizione si alterna a periodi di definizione stabile (fig. 3), resta incomprensibile come tale stabilità sia parte integrante di ogni soggetto nel momento in cui esso vive. Nello specifico, Io, Tu, Egli, ognuno di noi percepisce un’esistenza influenzata e in grado a sua volta di influenzare; mi sembra, pertanto, che la nebulosa d’indeterminazione sia sempre più estesa e non si possa escludere la possibilità di casi di sovrapposizione alla sua precedente come alla successiva, verso qualcosa che potremmo rappresentare come in figura. (fig. 4)

FIG 5

Resi noti i presupposti di alternanza dobbiamo considerare una serie di variabili, anch’esse indeterminabili, che rendono ogni singola nube diversa. Tali fattori: emozionali, economici, culturali, politici,  o anche prettamente genetici, sono in grado di aumentare o diminuire lo sviluppo della nebulosa nella sua incertezza influenzale. Tale assunto porterebbe a considerare le generazioni più moderne come maggiormente condizionate dal passato per un più ragguardevole accesso alle informazioni, nel rispetto dell’equazione (maggior preparazione culturale = maggior percezione del mondo circostante = maggior influenzabilità e ampiezza della nube d’indeterminazione), resta però da definire se quest’ampiezza, che data l’imprevedibilità della crescita non si può intendere come direttamente proporzionale, sia destinata a crescere in eterno oppure avverrà un livellamento culturale in grado di stabilizzare la percezione del sé nelle generazioni future, tale da aprire uno scenario “sintetico” di individui tutti simili, condotti per evoluzione a una natura prevedibile.

Nasce quindi la domanda se l’uomo sia destinato a un mutamento artificiale che prescinde dallo sviluppo di un’ipotetica intelligenza sinottica: stiamo andando verso l’automatismo intellettivo dell’essere umano, oppure la nostra ancestralità si farà garante della distinzione soggettiva?

In questo breve articolo ci interessa sondare la probabilità che l’evoluzione della nube d’indeterminazione sia destinata al livellamento e di come ciò possa avvenire a discapito del salto temporale tra la sua precedente e quella successiva che, non accettandone la sovrapposizione come dato incontrovertibile, é destinato a dilatarsi in salti temporali sempre maggiori, tendenti a una crescita esponenziale continua e senza fine. Sembrano esserci, tuttavia, aspetti che denotano un’evoluzione dell’influenzabilità soggettiva quasi prevedibili, mi riferisco a certe mode che periodicamente tornano dettando scelte collettive, estetiche perlopiù, ma che allo stesso modo manifestano un notevole ascendente sul comportamento. Potrebbe esser quindi che la nube d’indeterminazione si accresca pur tendendo a un livellamento della sua estensione che ci offre uno scenario più complesso. Sarei portato a immaginare un’evoluzione dell’influenzabilità sempre minore a causa della dilatazione temporale che separa ogni nebulosa (fig. 6) dovuto alla rapidità delle informazioni ricevute.

NUBE 6

Tale tesi, che potrebbe apparire come una contraddizione logica, di fatto non lo è. La mole di informazioni che riceviamo attraverso canali sempre più efficaci, a mio avviso potrebbe, nel tempo, ridurre le nubi e dilatare la distanza temporale  tra esse, in quanto anche i grandi eventi a livello mondiale assumono caratteristiche di percezione immediata e se ne perde “l’eco” finora garantito dalla debolezza dei mezzi di comunicazione del passato. C’è il rischio, e se ne possono vedere già gli effetti, che tutto perda di credibilità, o meglio che venga meno la portata del suo condizionamento sovrastato ininterrottamente da nuovi eventi e nuove informazioni in grado di rendere meno efficace il messaggio che esso porta. Può essere, l’evoluzione, la causa stessa della regressione? Esiste un’equazione stabile in grado di decretare un comportamento prevedibile dell’influenzabilità, oppure il numero di variabili risulta così imponderabile nel tempo e nello spazio da non permettere a qualsivoglia formula di rappresentare il comportamento definito? E se così fosse, non è essa stessa, l’imprevedibilità delle variabili appunto, un insieme determinabile all’interno di uno spazio che alla stregua della nostra nebulosa tende a sfumare ai suoi limiti?

Riassumendo il ragionamento, epurandolo di tutte le elucubrazioni che lo hanno in qualche modo “perfezionato”, sono portato a immaginare l’evolversi dell’influenzabilità come variabile tendente all’uniformità progressiva. Una sorta di evoluzione pulsante che pur tuttavia è destinata a stabilizzarsi, fissando l’influenza delle informazioni nel tempo, come se la percezione ad eventi importanti venissero percepiti, per il loro ripetersi nell’alternanza dei secoli, come ormai assimilati dalla natura stessa dell’individuo.

fig 7

Per non gettare benzina sul fuoco è necessario riassumere i punti fondamentali di questa teoria e stabilire se vale la pena abbandonare il ragionamento o approfondirlo.

  • Generazione Z: Si ipotizza l’esistenza di generazioni ibride che si collocano a cavallo di altre prestabilite. In questo caso siamo partiti dallo studio delle generazioni X e Y a cavallo del 1980, mentre però quest’ultime due rappresentano insiemi definiti, la Z è rappresentata come una nebulosa più ampia che subisce le influenze di entrambe per un lasso di tempo che va inteso come una sfumatura più o meno estesa nel passato e nel “futuro trascorso”, dove per futuro trascorso si intende una porzione temporale passata ma interpretabile come un futuro all’atto del ragionamento.

 

  • Nube di indeterminazione o Nebulosa: È la rappresentazione teorica dell’influenza, indeterminabile, della generazione Z, ovvero del fatto che non si può stabilire con certezza, sebbene si tratti di un assunto fondamentale, quanto dei caratteri tipici della generazione precedente e della successiva essa mantenga. Da questa indeterminazione e dall’introduzione imprescindibile di molteplici variabili, si può altresì ipotizzare che suddetta nube sia variabile in modo non proporzionale nel tempo ed è impossibile escludere a priori la sovrapposizione di più nubi.
  • Tendenza alla stabilizzazione della coscienza: Ovvero la possibilità che la variabile dell’influenzabilità tenda a ridursi e con essa il “trascinamento” di caratteristiche appartenenti alle generazione antecedenti e successive alla nube. In questo caso, considerato il progressivo allungamento delle generazioni stabili a prescindere da una più rapida evoluzione tecnologica e culturale dell’uomo, si considera la possibilità che una moltitudine di fattori “nostalgici” tendano a imprimersi nell’essere umano come fattori propriamente ereditari e non di sovrapposizione, divenendo parte integrante del patrimonio genetico in quella che definirei Migrazione Nostalgica, che sembra essere legato al bisogno di mantenere la specie con la procreazione istintiva per beneficiare dell’illusione di eternità.

Riguardo alla Migrazione Nostalgica, infine, ipotizzo che l’evoluzione possa portare, a causa dell’allontanamento temporale delle nubi e la tendenza all’uniformità delle stesse, a un processo evolutivo meno emozionale, legato alla mera necessità di mantenere la specie con l’unico  scopo di preservarsi. La fantascienza ipotizzata da alcuni non sembra poi così lontana… Come non credere alla possibilità da parte dell’uomo di creare un’intelligenza contraffatta che si avvicini in tutto e per tutto a ciò cui l’uomo tende, se non addirittura, a una vera e propria inversione di ruoli?

Immagine 8

Tali fantasticherie sono voli pindarici, ma non posso esimermi dal chiedermi di cosa parliamo quando parliamo di evoluzione artificiale, tanto per scomodare le intenzioni emozionali di Carver. Perché coltiviamo questo ardente desiderio di creare la vita? Per raggiungere l’agognata eternità, oppure perché davvero la nostra coscienza si sta uniformando nella sua migrazione?

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La poubelle agréée

(di Roberto Masi)

riciclo
Logo disegnato da Gary Anderson nel 1971

Ho ripreso di proposito il titolo di questo articolo da un divertentissimo racconto di Italo Calvino in cui lo scrittore, all’epoca eremita a Parigi, descrive con ironia il suo unico momento di gloria all’interno del nucleo familiare, ovvero l’atto di portar fuori la spazzatura.

Questa quotidiana rappresentazione della discesa sottoterra, questo funerale domestico e municipale della spazzatura, è inteso in primo luogo ad allontanare il funerale della persona, a rimandarlo sia pur di poco, a confermarmi che ancora per un giorno sono stato produttore di scorie e non scoria io stesso”.

Di recente, infatti, ho affrontato una vera e propria rivoluzione “ecologica” riguardante il metodo di smaltimento dei rifiuti domestici, col passaggio (obbligato) dal cassonetto collettivo al servizio “Porta a Porta”. Una sorta di condanna definitiva al senso civico troppo spesso tradito dalle evidenze urbane dove, nei pressi delle postazioni di raccolta, è possibile ammirare ogni genere di rifiuto senza alcun rispetto per le direttive. Dubito che lo scopo di tale rivoluzione sia rendere efficace ciò in cui il buonsenso ha fallito, sarei più propenso a credere che si tratti di un espediente utilizzato dalle aziende di gestione per giustificare i propri costi, sebbene sia dimostrato che riducendo la quota della cosiddetta Indifferenziata, si abbattano notevolmente le spese di gestione. Comunque, ci tengo chiarire che non si tratta di un pezzo di protesta bensì della cronaca puntuale di un cambiamento, ahimè sottovalutato, che nel mio caso ha segnato l’inizio di una nuova era casalinga.

materiali riciclo

Fin da subito ha prevalso il senso di smarrimento, ogni modifica alla routine destabilizza anche gli animi più aperti alle novità, figuriamoci un tipo abitudinario come  me. In seguito, giacché il preavviso è stato di circa dieci giorni, ho trascorso questo lasso di tempo a documentarmi sul giusto metodo di suddivisione degli scarti. Ma più mi sono addentrato in questa realtà, più mi sono reso conto quanto le mie convinzioni in fatto di riciclaggio fossero superficiali. Tuttavia, passare da una differenziata di comodo a togliere il velo trasparente delle finestre sulle bollette, beh, ha tanto il sapore di una nemesi di contrappasso, e francamente lo trovo eccessivo.

A tal proposito la mia deformazione ha toccato livelli preoccupanti in questi giorni. Sono stato travolto da un’ansia d’attesa tale che la mia attenzione, nel quotidiano pellegrinaggio per le vie cittadine, si è fermata più volte davanti alle abitazioni per verificare la presenza d’immondizia accatastata, o sulle postazioni ecologiche dove un eccesso di sacchi e oggetti di vario genere m’induceva a immaginare che dopo una cena tra amici, impossibilitati a gestire legalmente la quantità di rifiuti prodotta, ignoti cittadini (ma neppure troppo) si fossero rassegnati ad abbandonare le proprie scorie in uno dei pochi centri di raccolta rimasti.

I rari luoghi in cui ancora persistono i cassonetti sono percepiti ormai come templi di spazzatura. Luoghi da ammirare con aria sognante, capaci di riportare la memoria a quando il mondo era meno civilizzato eppure più rispettoso della libertà soggettiva. Scegliere di fregarsene è certamente biasimevole ma obbligare al rispetto non lo è forse altrettanto? Talvolta mi sento proprio come Marcovaldo: libero di sbagliare nella mia onestà, anche se lui in questa storia avrebbe inventato chissà quale metodo per trarne un beneficio economico destinato al fallimento, come improvvisarsi distaccatore della pellicola trasparente dalla carta delle baguette a 5 centesimi al pezzo, o separatore apicale del tappo in plastica dal corpo in tetrapak della confezione del latte per 10 euro al kg. Un mondo nuovo fatto di etichette, illustrazioni e finanche istruzioni sul giusto metodo di scomporre una confezione. Perfino il mio modo di fare la spesa è cambiato senza consapevolezza; le scelte stanno migrando verso prodotti di più facile gestione, privi di ambiguità e caratterizzati, se possibile, da elementi riciclabili in unica soluzione. La tendenza nel mio caso è catastrofica. Sono maggiormente orientato verso contenitori di plastica e la quota di questo materiale sta aumentando vertiginosamente per la sua facilità di smaltimento rispetto ai compositi. Così anche le scelte alimentari sono in qualche modo condizionate, o meglio ancora vincolate da un regolamento rigido in cui lo spauracchio di una segnalazione paventata dall’addetto al momento dell’informativa, che poi non ci è dato sapere quale sia la pena da scontare e quante le possibilità di errore, conduce il subconscio a scelte di comodo.

Il regolamento di questo Comune parla chiaro: tre giorni a settimana l’Umido,  un giorno la Plastica e la latta, un giorno la Carta, un giorno l’Indifferenziata (che in alcune legislature ho scoperto chiamarsi Secco), il Vetro nella campana dedicata che permane nella postazione, le pile e i medicinali scaduti alla Stazione Ecologica più vicina, oppure il mercoledì mattina al mercato rionale dove un addetto dell’azienda di gestione munito di furgone svolge il servizio di raccolta molto in voga, pare, tra i pensionati locali che pur di servirsene per scambiare due chiacchiere, vanno alla ricerca nei meandri delle proprie abitazioni di vecchie pile esauste e medicinali da smaltire con moderazione perché durino il più a lungo possibile. Il tutto, sia chiaro, senza possibilità di errore: macchiarsi del delitto di terrorista ecologico non piace a nessuno.

raccolta-differenziata

Son finiti dunque i bei tempi in cui il rispetto per l’ambiente era motivo di fierezza. Ricordò già come un fatto remoto l’orgoglio verso me stesso quando carico di una raccolta consapevole mi recavo ai cassonetti nel momento della giornata a Me più congeniale, indulgente verso qualche peccatuccio dettato dalla fretta o dalla pigrizia… Adesso ho perfino il terrore di sbagliare, o l’angoscia di dover sostituire il vecchio manico dello spazzolone per non dovermi recare alla stazione ecologica (più vicina), ed esser scambiato per uno scellerato munito di bastone finendo per ricevere due sberle dall’addetto in un eccesso di difesa personale.

La mi piccola casa, con tre piccole stanze, un piccolo terrazzino e un piccolo annesso che utilizzo come piccola lavanderia, sono adesso scenario per una caterva di grandi bidoni per la raccolta differenziata Porta a Porta. In questa bolgia contenitiva l’errore è alle porte, come quando per sbaglio ho gettato le bucce di un mandarino nel contenitore dell’Indifferenziata e per poco non mi sono amputato una mano con un rasoio nel tentativo di recuperarle. Ma questa è la realtà a cui dovrò abituarmi, l’unica accettabile, la sola concessaci e come per molte altre cose di questo mondo evoluto verso una sana e consapevole dominazione del libero arbitrio, non posso far altro che adeguarmi a questa grande conquista civile che strizza l’occhio al mio essere stato fino ad oggi un miserabile… Ed ora scusatemi perché devo soffiarmi il naso; che poi dove andrà gettato il fazzoletto moccicoso? Forse nell’umido? Magari nella carta? Nel dubbio lo butto nel cesso!

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